Astley' Place Blog

A cura di Raffaele De Ritis

LE TECNICHE CIRCENSI, UN ALBERO INFINITO - Tracce per una mappa impossibile, con uno sguardo sulle “discipline estinte"

articolo pubblicato su Juggling Magazine, n. 90, marzo 2021

 

 Quante sono le discipline circensi? E quando nascono? Lo stop forzato di questi mesi ha allontanato allievi e artisti da trapezi, palestre e tendoni, favorendo la riflessione più che la pratica. Oltre che ai pensieri e le angosce sul futuro, o al momento per rimettere in discussione anche in modo positivo percorsi e prospettive, si è creato lo spazio mentale per la curiosità, la voglia di sapere, il bisogno di connettersi alle origini. In effetti, negli ultimi decenni le pratiche di circo si sono talmente propagate, e con tale rapidità, che dopo alcuni intensi decenni di concentrazione sulla tecnica è naturale che emerga una presa di coscienza sulle origini di ciò che si pratica. L’energia e la concentrazione che generano una performance circense creano inevitabilmente una connessione, anche spirituale, con la forza profonda del passato, che per molti conserva ancora il fascino del mistero. Le tecniche di circo odierne sono la punta di un iceberg, o se si vuole le ramificazioni di una possente quercia, le cui radici sono profondissime, pescando in universi remoti che rimontano anche a migliaia di anni. 

Il circo, l’acrobazia e le arti annesse, a differenza ad esempio del teatro hanno origini e sviluppi non legati alla finalità spettacolare. Esse sono principalmente militari o ludialle arti aeree con un semplice pezzo di corda: la danza sul filo tra due cavalletti di legno da una parte, e dall’altra la corda volante, antenata dal trapezio, che l’artista girovago poteva sospendere anche tra due alberi. 

Ma di fianco a queste arti nomadi e festive, la vera educazione acrobatica si sviluppa e si codifica nelle palestre degli eserciti: il primo maestro di arte circense è di fatto l’aquilano Arcangelo Tuccaro, che verso il 1550 insegna l’acrobatica alla corte del re di Francia: da una cosa per soldati, i salti mortali diventano un passatempo per nobili. Due secoli dopo Philip Astley, ex-cavaliere dell’esercito britannico, comprende che anche le evoluzioni sul cavallo, necessarie alla sopravvienza del soldato, possono diventare uno sport e uno spettacolo. Definisce così il cerchio scenico di 13 metri, e nel 1778 la sua scuola di equitazione per il mondo civile diventa il primo circo m o d e r n o della storia, con l’aggiunta di acrobati, clown, domatori di scimmie e giocolieri. È un militare anche il colonnello spagnolo Francisco Amoco-rituali. La destrezza fisica, il virtuosismo del corpo, sono propri a civiltà in cui la conquista e la guerra erano le attività principali. E il principe, il soldato, seguivano una dimensione mistico-religiosa del mondo per guidare i propri destini. Anche di conseguenza, sciamani e sacerdoti, nel definire i simboli legati al passaggio delle stagioni o ai segni degli astri e delle divinità, favoriscono pratiche del corpo e giochi di abilità legati alla festa o all’invocazione delle forze celesti. Il contorsionismo, i salti a terra e le posture di equilibrio si trovano nelle statuette funerarie già da 3000 anni fa sia in Cina, a Creta che in Campania; piramidi umane ed evoluzioni equestri fanno parte dell’addestramento militare dai tempi più antichi in tutto il mondo. L’Egitto e le civiltà pre-colombiane ci trasmettono affreschi con giocolieri o antipodisti; dall’India antica ci arriva il malakhamb, l’antenato del palo cinese. E in forme rudimentali esistono da sempre gli approcci più antichi 

 alle arti aeree con un semplice pezzo di corda: la danza sul filo tra due cavalletti di legno da una parte, e dall’altra la corda volante, antenata dal trapezio, che l’artista girovago poteva sospendere anche tra due alberi. 

Ma di fianco a queste arti nomadi e festive, la vera educazione acrobatica si sviluppa e si codifica nelle palestre degli eserciti: il primo maestro di arte circense è di fatto l’aquilano Arcangelo Tuccaro, che verso il 1550 insegna l’acrobatica alla corte del re di Francia: da una cosa per soldati, i salti mortali diventano un passatempo per nobili. Due secoli dopo Philip Astley, ex-cavaliere dell’esercito britannico, comprende che anche le evoluzioni sul cavallo, necessarie alla sopravvienza del soldato, possono diventare uno sport e uno spettacolo. Definisce così il cerchio scenico di 13 metri, e nel 1778 la sua scuola di equitazione per il mondo civile diventa il primo circo m o d e r n o della storia, con l’aggiunta di acrobati, clown, domatori di scimmie e giocolieri. È un militare anche il colonnello spagnolo Francisco Amoros y Ondeano, pioniere dello sport e della ginnastica ricreativa: e inventore verso il 1840 dell’attrezzo ginnico chiamato trapezio. 

Nel secolo successivo, le palestre e il tempo libero, assieme all’evoluzione del circo, definiranno le basi per le tecniche circensi spettacolari. Del resto, dal matrimonio tra palestranti e girovaghi nascono le grandi dinastie circensi attorno al 1880. Ma bisognerà aspettare dopo il 1950 quando l’occidente inizia a scoprire una nuova svolta storica: il Circo Sovietico, un sistema alle cui basi ci sono anche le famiglie circense italiane trapiantate da tempo in Russia. Con l’ideazione del concetto di scuola di circo e dello studio di creazione, nasce a Mosca la pedagogia circense, e si strutturano le basi della moderna drammaturgia della pista. Tutto quello che conosciamo oggi come fondamenti di ciò che chiamiamo “circo contemporaneo” viene definito in Russia tra il 1960 e il 1980. A questo si aggiunge l’arrivo di maestri cinesi nelle scuole occidentali, portando nuove tecniche. Sarà poi il Cirque du Soleil, negli anni ‘90 a ereditare in una formidabile sintesi sperimentale tutto l’esistente. 

Dopo il 1970 le tecniche circensi sembrano divise in due rami: da una parte tutte le discipline sviluppate nei paesi dell’Est; dall’altra la tradizione delle famiglie occidentali. Dopo il 2000 però il panorama è molto strano: il circo attuale ha sviluppato principalmente un nucleo definito di tecniche, dimenticandone altre. La contaminazione di maestri russi e cinesi, con il sistema canadese e il mondo dell’acrosport, sembra aver ristretto il repertorio delle scuole di circo in maniera abbastanza definibile: palo cinese, ruota cyr, trapezio singolo, cinghie o tessuti, bascula coreana, diabolo, volteggio mano a mano: difficilmente si esce da quest’area. L’area tradizionale da parte sua ha portato avanti altre discipline, più complesse da poter insegnare fuori da una famiglia: i giochi icariani (antipodismo acrobatico), il trapezio volante (almeno quattro persone al mondo oggi compiono regolarmente un quadruplo con arrivo al porteur), la giocoleria virtuosa, il mano a mano di forza, l’acrobazia equestre (in alcuni casi anche su elefanti), e infine nuove forme sostenibili e artisticamente affascinanti di lavoro con felini ormai non più selvatici, nati e allevati da generazioni insieme all’uomo. E non parliamo delle affascinanti e indefinibili nuovi combinazioni di tecniche e accessori. 

In questo panorama vi è un buco nero affascinante: le tecniche in estinzione. Vi sono infatti discipline circensi che, pur avendo conosciuto grande popolarità, scompaiono completamente, o almeno non entrano nel vocabolario del contemporaneo. Da tempo non si vedono più sulle piste gli equilibristi sulle pertiche, come anche gli arrivi in colonna umana con le bascule, o le sbarre fisse. Gli equilibri al trapezio washington sono più rari, così come certe forme di giocoleria di gruppo. 

Altre cose sembrano invece riemergere dopo decenni: è il caso del volteggio semi-aereo al “portico” (detto russo o coreano), dell’acrobatica di banchina ad alti livelli e delle piramidi umane, come del volteggio detto lancer-porter, e infine il riemergere recente di una forma antica, la sospensione capillare... 

Ma a questo punto conviene spostarsi sul nostro blog per chi ha voglia di iniziare a scoprire qualche storia più dettagliata: progettoquintaparete.it/category/astley s-place-blog 

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RAFFAELE DE RITIS

Raffaele De Ritis (1967) regista e storico attivo fin dagli anni ’80 in Europa e Stati Uniti. Ha creato spettacoli per Ringling-Barnum, Cirque du Soleil, Big Apple Circus, Franco Dragone, ed é consulente creativo di Disneyland Paris. Ha diretto David Larible, Arturo Brachetti, Raul Cremona, Aldo-Giovanni- Giacomo. E’ stato tra i pionieri del “Florilegio” Togni e della serie “Circo” di Raitre. Autore di numerosi saggi e opere sulle arti circensi e sull’illusionismo, tiene conferenze in tutto il mondo. Ha tenuto docenze all’Università La Sapienza e Tor Vergata, il CNAC, l’ESAC, Vertigo, ed é co-fondatore del Nouveau Clown Institute. E’ stato membro della commissione consultiva circo per il Mibact e presidente dell’Ente Manifestazioni di Pescara, dove nel 2007 ha fondato di “Funambolika – Festival Internazionale del Nuovo Circo”.   www.raffaelederitis.com

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