LA VERITÀ APPESA A UN FILO
articolo pubblicato su Juggling Magazine, n. 90, marzo 2021
Verso il 1750, fece scalpore a Parigi il numero di Monetto: era un artista il cui talento consisteva nell'indovinare numeri pensati da uno spettatore. La cosa ancora più peculiare è che si trattava non di un essere umano ma di un barboncino, anche se pochi sapevano che ciò aveva poco di realmente originale. Monetto era infatti il plagio di un suo collega, il cane Munito, che aveva già eseguito un identico numero inventato dal suo padrone, l'italiano signor Castelli. Il caso generò all'epoca una celebre diatriba nel mondo artistico.
Con lo sciagurato motto “nessuno ha mai inventato niente”, clown, illusionisti, giocolieri, fantasisti, nel corso dei secoli hanno costruito fortune sulle intuizioni di colleghi più originali di loro. Insinuandosi tra gli alibi dell'ispirazione, dell'omaggio, del “prestito” artistico, spesso creatori originali sono stati sviliti nel loro genio, a volte dando il via a pittoresche sfide in un terreno tra i più scivolosi della proprietà intellettuale: quello del circo, della magia, del teatro fisico. I gesti acrobatici, comici, grotteschi, non hanno il supporto tangibile della parola o della nota musicale per lasciare testimonianza dei loro inventori. Essi invece si tramandano per variazioni e accumulazioni, con difficoltà di testimonianze. Questo però non esclude l'esistenza di artisti che per primi introducono una tecnica, una gag, un gioco di prestigio, una soluzione coreografica
L'avvento dell'immagine filmata ha reso più facile questa presa di coscienza, introducendo una prova tangibile: ma allo stesso tempo aumentando la diffusione, e dunque in maniera esponenziale le occasioni di furto artistico. Nei primi anni '90, quando il clown italiano David Larible si affermò al Festival di Monte Carlo, i suoi numeri furono trasmessi dalle tv in tutto il mondo. In poche settimane, i tendoni grandi e piccoli del pianeta si riempivano di cloni del celebre artista, iniziando a porre un serio problema alla sua unicità e carriera. Negli stessi anni, il celebre mago David Copperfield giunse in Europa: un artista francese copiò il suo numero del “volo”: per la prima volta approdò in tribunale un caso di proprietà intellettuale vicino al mondo circense. Copperfield vinse la causa, creando un importante precedente, di cui beneficiarono in seguito giocolieri e maghi.
L'espansione del circo contemporaneo, con l'affermazione di pratiche di “scrittura scenica” vicine alla danza, ha complicato ancora di più il problema. Il 5 febbraio 2021, ha fatto scalpore su Vimeo il video anonimo “L’usage des oeuvres”, in cui si accusava di plagio il coreografo francese Yoann Bourgeois. Nel video sono state poste fianco a fianco quindici sequenze di numeri, da un lato gli originali e dall'altro le copie, in una
sequenza implacabile e imbarazzante. Nel corso dei mesi, i commenti sotto il video hanno generato un interessante dibattito tra artisti. Il caso ricorda un po' le diatribe e i libretti anonimi che animavano le dispute tra prestigiatori di quattro secoli fa. L'aspetto interessante è che, insieme alla stampa di settore, anche la stampa mainstream e il mondo intellettuale in Francia si sono occupati diffusamente del caso, riconoscendo così anche la legittimità di creazione artistica nel campo circense. Il video è diventato virale oltre il mondo del circo; la facoltà di legge dell'Università La Sorbonne ha creato un evento online sul tema. Bourgeois ha risposto, su vari siti e quotidiani, articolando le proprie ragioni. Vale il principio di creazione collettiva? Quello di idee diffuse e simultanee? Di eredità artistica legittima? O la variante di un'ispirazione? Il dibattito è chiaramente vastissimo. L'epoca di lock down, che ha interrotto le pratiche artistiche, sembra aver dato spazio alla riflessione, allo sguardo indietro su sé stessi e sugli altri, generando anche questo tipo di provocazione e dibattito.
Nello stesso periodo un caso italiano, di natura diversa, ha avuto lo stesso risalto. Il popolare show tv Italia’s Got Talent ha avuto quest'anno come vincitore un giovane illusionista esordiente. Ma il web, implacabile, ha scoperto che il numero era interamente copiato (in forma, idee e contenuto) da quello di Shin Lim, un celebre mago di Las Vegas. Anche in questo caso la stampa nazionale ha subito messo in imbarazzo non solo la legittimità del titolo di vincitore, ma anche autori e giurie di uno dei format televisivi più prestigiosi del pianeta.
In tutti questi casi, la verità
è certa: anche nel circo esiste e deve esistere la nozione di opera d'arte ed il diritto inviolabile del proprio autore. La risposta a quello che sembra un dilemma è molto semplice: qualora sia dimostrabile e provato che un artista sia stato il primo a introdurre un pezzo o un'idea, va rispettata la titolarità. E tra artisti l'etica ed il rispetto dovrebbero essere più sacri di ogni legge. Di fatto per un circense è estremamente difficile documentarsi, trovare il tempo e le risorse economiche per portare in tribunale le proprie ragioni nel modo giusto, nonostante la sfera protettiva della proprietà intellettuale nello spettacolo dal vivo sia evoluta enormemente negli ultimi anni, anche come settore di ricerca.
Quando la verità è appesa a un filo, quel filo è bene che resti ben saldo dov'è.